20.5.05

je.

Like the sound of sliders
Here we go
Up and down the scales
Everyone can see the spectacle
The army of wires
With the stroke of magic hands
I'll make your dreams come true
With my... monosynth

Notes go beep in perfect
Time and beat
The metronome he's our friend
Oscillators join in unison
For the grand conclusion
chorus
I could be so happy
If the world would not ignore me
In my place there will be stories
Of a boy who died in sorrow
With his... monosynth


Joy Electric - Monosynth [Robot Rock]

1.5.05

Mi viene da pensare..

"(...)...Signor Salomon! In che modo la presente organizzazione politica venne a evolversi dopo i Disordini? E qual è la sua giustificazione morale?"
Sally se la cavò alla meglio per quanto riguardava la prima parte. Nessuno è in grado di descrivere esattamente come ebbe origine la Federazione: ebbe origine, ecco tutto. Dopo che tutti i governi erano caduti, alla fine del XX secolo, qualcosa doveva pur riempire quel vuoto, e in molti casi furono i veterani tornati dal fronte a provvedere. Avevano perso una guerra, molti di loro erano senza lavoro, quasi tutti erano fieramente sdegnati per i termini del Trattato di Nuova Delhi, e poi sapevano imbracciare le armi. Ma non fu una rivoluzione, fu più che altro quello che era capitato in Russia nel 1917: il vecchio sistema era crollato, qualcuno doveva intervenire. Il primo caso di cui si aveva notizia, quello di Aberdeen, in Scozia, era tipico. Alcuni veterani si erano riuniti per vigilare e porre fine ai tumulti e ai saccheggi: avevano impiccato alcune persone (compresi due veterani come loro) e avevano deciso di ammettere esclusivamente veterani nel loro comitato. Dapprima la cosa era stata puramente arbitraria: quegli uomini si fidavano un pochino dei loro pari, mentre non si fidavano di nessun altro. Poi, nel giro di un paio di generazioni, quella che era cominciata come una misura di emergenza era divenuta pratica costituzionale.
Probabilmente quei veterani scozzesi, essendosi trovati nella necessità di dover impiccare altri veterani, avevano deciso che non bisognava permettere a nessun profittatore, borsaro nero, sanguisuga, imboscato, sporco borghese, di dire la sua. Questa è, almeno, la mia ipotesi. Perché credo che l'avrei pensata allo stesso modo. Gli storici sono concordi nell'affermare che l'antagonismo tra borghesi e reduci era più intenso di quanto possiamo immaginare oggi.
Sally spiegò la cosa con parole sue. Alla fine il maggiore Reid lo interruppe. "Domani mi porterete le vostre idee per iscritto, in non più di tremila parole. Signor Salomon, potete dirmi la ragione, una ragione pratica, non teorica o storica, per cui oggi il diritto di voto è limitato ai soli veterani?"
"Perché sono uomini scelti, signore. Più in gamba di altri."
"Assurdo!"
"Come, signore?"
"Siete diventato sordo? Ho detto che è una risposta sciocca. Gli ex-militari non sono più in gamba dei borghesi. In molti casi i borghesi sono molto più intelligenti. Questa era la giustificazione per quel colpo di stato che venne tentato poco prima del Trattato di Nuova Delhi, la cosiddetta Rivolta degli Scienziati. Figuriamoci! Lasciate che gli intelligentoni si mettano a dirigere le cose e avrete subito l'utopia. La ricerca scientifica, infatti, nonostante i benefici sociali che apporta, in sè e per sè non è una virtù. Quelli che la praticano possono essere individui così egocentrici da mancare del senso di responsabilità. Vi ho dato l'imbeccata, signor Salomon, siete capace di raccoglierla?"
"Ecco...gli ex militari sono gente disciplinata, signore."
Il maggiore Reid si mostrò paziente. "Spiacente, no. E' una bella teoria, ma non è sorretta dai fatti. A noi due non è permesso votare finché rimaniamo in servizio, né è ammissibile che la disciplina militare renda un uomo disciplinato solo dal momento in cui va in congedo. Caro signor Salomon, vi ho rivolto una domanda trabocchetto. La ragione pratica per continuare col nostro sistema è la stessa ragione pratica per andare avanti con qualsiasi cosa al mondo: il sistema funziona in modo soddisfacente. E tuttavia, vale la pena di sottolineare i particolari. In ogni tempo gli uomini si sono sforzati di dare il voto a quanti fossero in grado di usarlo con saggezza, per il bene di tutti. Un primo tentativo fu la monarchia assoluta, difesa appassionatamente come diritto divino del re. A volte furono fatti tentativi per scegliere un monarca saggio, invece di rimettersi completamente a Dio. E' il caso, per esempio, degli svedesi, che scelsero di farsi governare da un francese, il generale Bernadotte. Ma di Bernadotte non se ne trovano sempre. Gli esempi della storia vanno dalla monarchia assoluta alla completa anarchia. L'umanità ha tentato migliaia di sistemi, alcuni dei quali alquanto insoliti. Ma l'intento è sempre stato moralistico: formare un governo stabile e benefico. Tutti i sistemi tendevano a raggiungere questo scopo limitando il diritto di voto a coloro che si credeva avessero la saggezza necessaria per usarlo bene. Ripeto, tutti i sistemi, perfino le democrazie, escludevano dal diritto di voto almeno un quarto della popolazione effettiva, per via dell'età, della nascita, dei precedenti criminali, e via dicendo." Il maggiore Reid ebbe un sorriso cinico, poi riprese: "Non ho mai capito perché un imbecille di trent'anni potesse votare meglio di un genio di quindici, ma quella era l'epoca del diritto divino dell'uomo della strada. Lasciamo andare, in fondo anche loro pagarono salata la loro follia. Il diritto di voto è stato soggetto a ogni tipo di regole: luogo di nascita, stato sociale, colore della pelle, sesso, censo, istruzione, età, religione, eccetera, eccetera. Tutti questi sistemi funzionavano, ma nessuno come si deve. Tutti vennero considerati tirannici da molta gente, e tutti finirono per crollare o per essere spazzati via. Ora noi stiamo sperimentando un ennesimo sistema, che a quanto pare funziona a meraviglia. Molti si lamentano, ma nessuno si ribella, e la libertà personale è massima per tutti, rispetto ai precedenti storici. Le leggi sono poche, le tasse minime, il crimine raro come mai lo è stato. Perché? Perché i nostri elettori sono più intelligenti di quelli del passato? No, questo l'abbiamo già escluso. Signor Tammany, sapreste dirmi perché il nostro sistema funziona meglio di quelli usati dai nostri antenati?"
Non so dove Clyde Tammany avesse pescato quel nome, secondo me era di origine indiana. Comunque rispose: "Direi che è per l'esiguo numero degli elettori. Sapendo che le decisioni spettano a pochi, ognuno le pondera attentamente. Credo, almeno."
"Per favore, niente supposizioni. La nostra è una scienza esatta. E quello che avete detto è sbagliato. I nobili che governavano in tanti altri sistemi erano una piccola minoranza, perfettamente conscia delle proprie responsabilità. Inoltre, i cittadini con diritto di voto non sono affatto un numero esiguo. Gli elettori non sono uomini selezionati con particolari criteri, non posseggono una saggezza speciale, né hanno un talento particolare, e nemmeno vengono addestrati a esercitare il voto. Dunque, dove sta la differenza? Ipotesi ne abbiamo ascoltate abbastanza, perciò ora vi darò io la definizione esatta. Col nostro sistema, ogni elettore e ogni governante è un uomo che ha dimostrato, con gli anni di duro servizio volontario, di considerare il benessere della maggioranza più importante di quello personale. Questa è l'unica differenza pratica con il non elettore. Può mancare di saggezza, può scarseggiare di virtù civiche, ma la sua prestazione media è assai migliore di quella di qualsiasi altra classe dirigente della storia."
Il maggiore Reid si interruppe per toccare il quadrante di un vecchio orologio, e leggerne le lancette.
"Il tempo è quasi trascorso e non abbiamo ancora stabilito qual è la ragione morale del nostro successo nel governarci. Ora, il successo continuato non è mai dovuto al caso. Tenete presente che questa è scienza, e non conclusione ottimistica. L'universo è quello che è, non quello che noi vorremmo che fosse. Il voto conferisce autorità. E' l'autorità suprema, dalla quale derivano tutte le altre. E' forza, se preferite! L'autorità politica, non importa se esercitata da dieci uomini, o da un milione, o da dieci miliardi, è forza. Tuttavia, questo universo è formato di dualità che si equilibrano. Quale sarebbe il valore reciproco di autorità? Signor Rico."
Aveva scelto una domanda alla quale sapevo rispondere. "Responsabilità, signor maggiore."
"Mi congratulo. Sia per ragioni pratiche, sia per ragioni morali matematicamente verificabili, autorità e responsabilità devono essere uguali. Le democrazie erano instabili perché i loro cittadini non erano responsabili per il modo in cui esercitavano la loro autorità sovrana. Non si faceva niente per stabilire se un elettore era socialmente responsabile nella stessa misura dell'autorità che gli era consentito di esercitare. Noi al contrario, non facciamo questione di età, colore, credo, nascita, ricchezza, sesso o convinzione. Chiunque può guadagnarsi l'autorità sovrana grazie a un periodo di servizio militare normalmente breve e non eccessivamente arduo. Ma poiché il diritto di voto rappresenta un massimo in fatto di autorità umana, facciamo in modo di assicurarci che colui che la esercita sia disposto ad accettare il massimo di responsabilità sociale. Chiediamo a chiunque desideri esercitare un controllo sopra lo Stato di mettere in palio la propria vita, e di perderla, se necessario, per salvare la vita dello Stato. Il massimo di responsabilità che un essere umano può accettare è così equiparato al massimo di autorità che lo stesso essere può esercitare. Tanto mi dà tanto, e siamo a posto."
Poi il maggiore chiese: "Qualcuno saprebbe dirmi perché non c'è mai stata una rivoluzione contro il nostro sistema? Nonostante ce ne siano state in tutti i governi che la storia ricordi? Nonostante tutti sappiamo che le lamentele sono continue ed energiche anche tra noi?"
Uno dei cadetti più anziani prese la parola: "Maggiore, da noi la rivoluzione è impossibile."
"D'accordo. Ma perché?"
"Perché una rivoluzione, una levata di scudi, richiede non solo scontento, ma anche aggressività. Un rivoluzionario deve essere disposto a combattere e a morire, oppure è soltanto uno che chiacchiera a vuoto. Se voi separate i tipi aggressivi e ne fate cani da pastore, il gregge non vi darà mai grane."
"Molto ben illustrato! Con le analogie bisogna andare cauti, ma questa è veramente azzeccata. Domani mi porterete anche una dimostrazione matematica. C'è il tempo per un'altra domanda. Fatemela e risponderò. Chi vuole farla?"
"Ecco maggiore...perché allora non andare addirittura ai limiti? Pretendere che tutti facciano il servizio militare e permettere che tutti votino?"
"Giovanotto, voi potete ridarmi la vista?"
"Come? No, signore!"
"Eppure vi accorgereste che è molto più facile che istillare una virtù morale, ovvero la responsabilità sociale, in quelli che non ce l'hanno, non la vogliono e non tollerano di sentirsi gettare addosso un simile fardello. Per questo noi rendiamo così difficile l'arruolamento e così semplice dare le dimissioni. Un senso di responsabilità sociale che va al di là della famiglia, o al massimo della tribù, richiede fantasia, devozione, lealtà, tutte le virtù massime che un uomo deve sviluppare da solo. Se gliele imporrete, finirà per vomitarle. Nel passato si faceva così, e...Ma andate in biblioteca a consultare il rapporto Meyer, e domani portatemi un'analisi del rapporto."
Toccò l'orologio. "Potete andare."
Il maggiore Reid ci caricava di lavoro, ma il suo era molto interessante. Una volta io dissi che le Crociate erano state lotte diverse dalla maggior parte delle guerre. Mi venne affidato il compito di dimostrare che guerra e moralità derivano da un'identica matrice genetica.
Ne venne l'affermazione che tutte le guerre nascono da un'esplosione demografica (già, anche le Crociate, per quanto occorra approfondire le motivazioni commerciali, e il vero incremento delle nascite, e un sacco di altre cose, per poterlo dimostrare). Tutte le regole morali hanno come matrice l'istinto di conservazione. Il comportamento morale è il comportamento di chi si eleva sotto il livello dell'individuo, come un padre che muore per salvare il figlio. Ma poiché l'espansione demografica nasce anche dalla necessità di sopravvivere, la guerra che nasce dalla crescita della popolazione è un derivato dal medesimo istinto congenito che dà via a tutte le regole morali adatte agli esseri umani.
E a questo punto viene la domanda: è possibile abolire la guerra (e di conseguenza evitare tutti i mali evidenti), limitando l'espansione demografica con l'elaborazione di un codice morale che fissi i limiti di una popolazione tenendo conto delle risorse naturali? Senza bisogno di discutere sull'utilità o la moralità della pianificazione delle nascite, basta osservare che quando un popolo limita il proprio aumento demografico viene integrato, assorbito dai popoli in espansione. Nella storia della Terra, alcuni popoli l'hanno fatto, e sono stati assorbiti da altri.
D'altra parte, supponiamo che la razza umana riesca a bilanciare mortalità e natalità in modo conveniente alla densità di popolazione ottimale per i suoi pianeti, e che perciò diventi una razza pacifica. Che cosa succederà?
(...)

Robert A. Heinlein, "Fanteria dello spazio", 1959